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Giuseppe Romano

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Carmen e Rafael vivevano a Porto Rico e si preparavano a festeggiare l’arrivo del loro tanto atteso figlio.

Carmen era al settimo mese di gravidanza e la coppia considerava questo periodo uno dei più emozionanti della loro vita.

Erano soliti passeggiare in riva al mare, nei Caraibi, godendosi la brezza leggera e il tramonto accogliente.

Una di quelle sere, Rafael decise di portare con sé la macchina fotografica per immortalare il sorriso fresco di Carmen e la delicatezza delle sue forme durante quella dolce attesa.

Indossava un abito leggero dai toni chiari: la sua silhouette sembrava quasi irreale sullo sfondo marino.

Rafael scattò diverse foto, cambiò angolazione, si avvicinò un po’ di più…

Tutto sembrava una scena romantica e perfetta. Ma quando tornò a casa ed esaminò le immagini, un brivido gli percorse la schiena. In una delle fotografie, proprio dietro Carmen, nelle acque basse, scivolava una forma scura e allungata.

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La kizomba può piacere o non piacere. Ma sicuramente non lascerà nessuno indifferente! Soprattutto quando si tratta dello stile femminile della kizomba. E come ogni altro stile di danza, ha le sue stelle. O meglio, le sue regine.

Sara Lopez è la vera regina dello stile femminile della kizomba. I video delle sue danze si trovano continuamente su Internet. Sono sempre molto popolari.

Nella ristretta cerchia degli appassionati di kizomba, Sarah è conosciuta come una vera professionista. Ma, secondo lei, ha percorso un lungo cammino per arrivare a una danza davvero potente.

Sarah balla da quando aveva cinque anni e non ha iniziato con la danza sociale.Prima c’è stata la danza classica, alla quale la ballerina ha dedicato 15 anni della sua vita, ottenendo anche un certificato di lode durante la formazione con il Royal Ballet di Londra.

Ma Sarah decise di non fermarsi a una sola direzione di danza.Era interessata a tutto allo stesso tempo! Per questo si è sempre cimentata in altre direzioni in parallelo. Era interessata al flamenco, al contempo, al jazz, al jazz-funk, alla danza del ventre e persino all’hip-hop.

All’età di 19 anni, la giovane ballerina scopre per la prima volta le danze latine. Impara la salsa e la bachata e inizia a ballare in coppia.Appare spesso in video musicali e programmi televisivi di danza. Sarah ha scoperto la kizomba solo a 22 anni.

Da allora sono passati più di 10 anni. La ragazza è diventata una vera professionista dello stile femminile della kizomba. E il suo ampio sviluppo nella danza è diventato una grande base per lei.

Oggi Sarah viaggia in tutta Europa, Nord America, America Centrale, Asia e Oceania con le sue masterclass. Il suo account Instagram conta oltre 200.000 fan e i suoi video di danza sono molto popolari su YouTube.

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Per decenni gli scienziati hanno cercato di scoprire la relazione tra i gruppi sanguigni e lo sviluppo di tumori maligni.

È sempre più evidente che il gruppo sanguigno (AB0) svolge un ruolo chiave nello sviluppo di varie malattie umane. Diversi studi hanno dimostrato un legame tra cancro e gruppo sanguigno (AB0). La presenza o l’assenza di alcuni antigeni è considerata un segno di malignità in molti tumori comuni.

Alcuni marcatori tumorali sono in realtà antigeni noti del gruppo sanguigno.

Sebbene gli scienziati cerchino da tempo di dedurre un legame tra gli antigeni del gruppo sanguigno e il rischio di cancro, la questione rimane aperta.

Gli esperti del Laboratorio di Genomica Traslazionale del College of Physicians hanno studiato il rischio genetico di cancro al pancreas e hanno trovato un legame tra il gruppo sanguigno e la malattia.

Gli oncologi medici hanno suggerito che i pazienti con sangue di tipo 2 hanno un’incidenza di cancro allo stomaco superiore del 20% rispetto alla popolazione generale.

Nel 2010, alcuni scienziati di Firenze hanno raccolto dati statistici per determinare la dipendenza della gravità del melanoma maligno dal gruppo sanguigno.

È stata condotta un’analisi retrospettiva su 38321 pazienti con questa diagnosi. I soggetti sono stati selezionati per razza e sesso per ridurre altri fattori che influenzano le statistiche. Lo studio ha rivelato che il 49,4% del 100% dei pazienti affetti da cancro apparteneva al gruppo sanguigno 0 (I). Tuttavia, l’associazione tra il gruppo sanguigno e lo sviluppo del melanoma maligno non è stata completamente valutata in questo lavoro a causa di problemi di finanziamento del progetto.

Un altro gruppo di scienziati del Roswell Park Cancer Center (Stato di New York) ha analizzato 168 pazienti con diagnosi di melanoma (di cui il 53,6% erano uomini e il 46,4% donne). I ricercatori hanno concluso che il gruppo sanguigno influenza le possibilità di sopravvivenza alla malattia. Lo studio non era stato originariamente concepito per trovare un legame tra gruppo sanguigno e cancro, poiché i pazienti si trovavano in stadi diversi della malattia.

 

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Il Covid-19 fa aumentare di oltre il 10% i sintomi di disturbi psichiatrici nei dodici mesi successivi alla malattia. E del 20% altri segnali come mancanza di concentrazione e attenzione. E così, mentre tutti gli altri sintomi dell’infezione da Coronavirus diminuiscono a un anno dal contagio, aumentano invece depressione, ansia e insonnia.

Sono alcuni dei risultati del primo studio prospettico condotto in Italia, che inducono gli scienziati a considerare un nuovo elemento sorprendente e preoccupante: a differenza degli altri sintomi che si sviluppano durante la fase acuta, quelli psichiatrici sembrano presentarsi dopo la malattia. E protrarsi a lungo.

Tutto questo in uno dei momenti storici più difficili per la psichiatria italiana, alle prese con un ‘cedimento strutturale’ di molte delle articolazioni territoriali e ospedaliere della salute mentale, un calo dei dipartimenti di salute mentale (da 183 a 141), una drammatica fuga del personale medico (nel 2025 mancheranno mille psichiatri e novemila professionisti sanitari) e risorse a disposizione di un terzo rispetto a quelle degli altri principali paesi europei (3% invece del 10).Insomma completamente dimenticata dal PNRR. La Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia (SINPF) in occasione della pubblicazione internazionale sulla Rivista spagnola di Psichiatria e Salute Mentale del primo studio, tutto italiano, condotto all’ospedale universitario di Udine, ribadisce la necessita’ di istituire una Agenzia Nazionale per la Salute Mentale che possa, a 44 anni dalla riforma, rivedere tutto il settore a 360 gradi.

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Con l’età, le cellule cerebrali iniziano a morire, causando in alcuni casi la demenza senile, nota anche come demenza.

La malattia di solito inizia a manifestarsi dopo i 60 anni, ma è possibile rilevare i primi segni in anticipo. Quindi ti consigliamo di leggere l’elenco dei sintomi precoci e di prestarvi attenzione – tu o i tuoi pazienti li presenti? Forse queste conoscenze vi assicureranno una vecchiaia sana.

Ci sono almeno cinque segni di demenza negli anziani e tutti dovrebbero conoscerli.

La dimenticanza nella vita

Hai mai giocato a un famoso gioco da tavolo, ma all’improvviso ti sei accorto di aver dimenticato alcune regole? Forse stava passeggiando per il quartiere e improvvisamente si è reso conto di non sapere dove andare? Spero che questo non ti sia ancora successo, ma se è così faresti meglio a consultare un medico.

L’incapacità di svolgere compiti familiari a lungo termine è un segno di problemi cerebrali.

Problemi di memoria

Secondo sintomo della demenza senile è simile al primo. Anche in questo caso la persona sviluppa problemi di memoria, che però non riguardano l’esecuzione di compiti, ma il ricordo di informazioni specifiche. A voi o a qualcuno che conosce questo è mai capitato di guardare il volto di qualcuno e di non accorgervi di dove lo vedevate? Anche la data e le conversazioni importanti vengono dimenticate. Alcune persone tra i 30 e i 40 anni hanno bisogno di un diario per ricordare le informazioni.

Se voi o qualcuno che conoscete soffre di vuoti di memoria, questo è un altro motivo per fare attenzione.

Vague perception du temps

La confusion temporelle est considérée comme un troisième symptôme du développement de la démence. Dans les cas de troubles graves de la mémoire, souvent une personne ne se souvient pas exactement quand elle a vu une certaine personne : hier ou la semaine dernière? Ou vous pouvez soudainement raliser que vous êtes dans un endroit inconnu et vous demander : “Comment suis-je arrivé ici?

Oui, une telle situation effrayerait n’importe qui, c’est pourquoi il vaut mieux consulter un neurologue quand ces problèmes se présentent.

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L’estetica della quotidianità non riguarda la decorazione o lo stile visivo in senso tradizionale. È un insieme di scelte ripetute che strutturano l’ambiente e riducono la variabilità inutile del giorno per giorno.

In questo contesto, “estetica” non significa “bello”, ma “coerente, stabile e leggibile”. Il suo effetto principale non è percettivo, ma regolativo: influenza il livello di attivazione mentale e la capacità di mantenere equilibrio.


Estetica come riduzione della complessità

Il sistema cognitivo lavora costantemente per semplificare l’ambiente.

Quando lo spazio è:

— coerente nei materiali
— stabile nella disposizione
— ripetitivo nei pattern visivi

il cervello riduce il numero di interpretazioni necessarie.

Questo abbassa il carico cognitivo di base.

Al contrario, ambienti incoerenti richiedono continua rielaborazione percettiva.


La stabilità visiva come fattore di regolazione

La stabilità non è rigidità estetica, ma prevedibilità.

Elementi chiave:

— oggetti che restano nelle stesse posizioni
— palette cromatica limitata e ripetuta
— assenza di variazioni casuali

La prevedibilità riduce la necessità di “ricalcolo mentale” continuo.


Il ruolo delle micro-abitudini

L’estetica quotidiana si costruisce attraverso micro-azioni ripetute:

— come si ripongono gli oggetti
— come si organizza una superficie
— come si conclude un’attività

Queste azioni, se coerenti, diventano una struttura implicita dello spazio.

Non è il singolo gesto a contare, ma la sua ripetizione identica nel tempo.


Riduzione del rumore decisionale

Ogni ambiente genera decisioni minime:

— dove mettere le cose
— come iniziare un’attività
— cosa è “in ordine”

Se queste decisioni vengono risolte a priori attraverso regole stabili, il sistema cognitivo smette di rielaborarle ogni volta.

Questo riduce il rumore decisionale, una delle principali fonti di fatica mentale quotidiana.


Estetica e previsibilità emotiva

Un ambiente coerente non influenza solo l’attenzione, ma anche lo stato emotivo.

La prevedibilità spaziale produce:

— riduzione della micro-tensione
— sensazione di controllo ambientale
— minore attivazione di allerta

Non si tratta di comfort sensoriale immediato, ma di stabilità di fondo.


Il concetto di “sfondo stabile”

Il cervello distingue tra:

— elementi attivi (che richiedono attenzione)
— sfondo (che dovrebbe essere stabile e ignorabile)

Quando lo sfondo cambia frequentemente o è disordinato, perde la sua funzione di base.

Questo obbliga il sistema a trattarlo come informazione attiva, aumentando il carico.


Ripetizione come struttura cognitiva

La ripetizione non è monotonia, ma compressione informativa.

Quando gli elementi visivi e funzionali si ripetono:

— il cervello li riconosce più velocemente
— diminuisce il tempo di elaborazione
— si riduce l’energia necessaria per interpretarli

La ripetizione crea economia cognitiva.

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L’idea che ciò che è “bello” coincida automaticamente con ciò che è “comodo” in un appartamento è un’ipotesi estetica, non funzionale. Nella pratica, bellezza e usabilità rispondono a logiche diverse: la prima è percettiva, la seconda è operativa.

Un ambiente può essere visivamente armonico e allo stesso tempo inefficiente nell’uso quotidiano.


Estetica vs funzionalità: due sistemi diversi

L’estetica valuta:

— simmetria
— coerenza visiva
— palette cromatica
— minimalismo o decorazione controllata

La funzionalità valuta:

— accessibilità
— frequenza d’uso
— tempi di interazione
— riduzione degli attriti

Un oggetto può “funzionare” esteticamente ma essere scomodo nell’uso ripetuto.


Il conflitto tra ordine visivo e uso reale

Molti spazi sono progettati per essere “fotogenici”, non operativi.

Esempi tipici:

— superfici completamente libere ma senza appoggi pratici
— oggetti nascosti che rallentano l’accesso
— disposizione simmetrica che ignora i flussi reali di movimento

Il risultato è uno spazio che appare ordinato ma richiede più energia per essere utilizzato.


Il principio del “costo invisibile”

Ogni scelta estetica ha un costo operativo.

Un ambiente molto curato visivamente può introdurre:

— tempi più lunghi per le attività quotidiane
— maggiore attenzione nel mantenimento dell’ordine
— necessità di ripristino continuo dell’aspetto “ideale”

Questo costo non è immediatamente evidente, ma si accumula nel tempo.


Il ruolo dei percorsi reali

La casa non è una composizione statica, ma un sistema di movimenti.

Le persone si muovono seguendo:

— abitudini
— frequenze d’uso
— micro-azioni ripetute

Quando il design ignora questi percorsi, si crea attrito.

Un esempio tipico è l’oggetto “bello ma lontano”, che richiede più passaggi per essere utilizzato.


Minimalismo estetico vs minimalismo funzionale

Il minimalismo estetico punta a ridurre ciò che si vede.

Il minimalismo funzionale punta a ridurre:

— azioni
— decisioni
— tempi di accesso

Non coincidono necessariamente.

Una cucina visivamente minimalista può essere poco efficiente se ogni strumento è nascosto o lontano dal punto d’uso.


Il problema dell’ordine “fragile”

Alcuni ambienti sono progettati per apparire ordinati, ma richiedono manutenzione costante.

Caratteristiche tipiche:

— ogni oggetto ha una posizione rigida
— basta un uso normale per “rompere” l’ordine visivo
— necessità di riallineamento frequente

Questo crea un ciclo implicito di lavoro domestico non percepito come tale.


Bellezza come rigidità

Molti sistemi estetici introducono rigidità:

— simmetria obbligatoria
— palette cromatica limitata
— disposizione immutabile degli oggetti

La rigidità riduce la tolleranza all’uso reale, che è per definizione variabile e disordinato.


Comfort come riduzione dell’attrito

Il comfort non è estetico, ma energetico.

Uno spazio è comodo quando:

— riduce il numero di micro-decisioni
— minimizza i movimenti inutili
— permette accesso immediato agli strumenti

Il comfort si misura nel tempo e nello sforzo, non nella percezione visiva.


Il ruolo delle abitudini quotidiane

Le persone non vivono “scene”, ma ripetizioni.

Attività come:

— cucinare
— lavorare
— pulire
— cercare oggetti

avvengono decine di volte. Anche piccole inefficienze diventano rilevanti nel lungo periodo.

Un design bello ma inefficiente amplifica la fatica cumulativa.

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La sovraccarico sensoriale è una condizione in cui il sistema nervoso riceve più stimoli di quanti riesca a filtrare ed elaborare in modo efficiente. Non si tratta di un fenomeno eccezionale, ma di una situazione comune negli ambienti contemporanei, soprattutto urbani.

L’effetto principale non è immediatamente percepibile come “stress”, ma come aumento progressivo della fatica mentale, riduzione della concentrazione e irritabilità di base.


Cos’è il sovraccarico sensoriale

Il cervello umano funziona come un sistema di filtraggio. Riceve continuamente informazioni da tre canali principali:

— visivo
— uditivo
— ambientale (luce, movimento, contesto)

In condizioni normali, una parte di questi stimoli viene filtrata automaticamente. Quando però la quantità o l’intensità degli stimoli supera la capacità di filtraggio, si verifica una condizione di sovraccarico.

Il punto critico non è un singolo stimolo intenso, ma la somma di stimoli moderati e continui.


Luce: attivatore costante del sistema nervoso

La luce è uno dei regolatori principali dello stato di attivazione.

Problemi tipici:

— illuminazione troppo intensa e uniforme
— esposizione prolungata a luce artificiale fredda
— assenza di variazione tra giorno e sera

La luce intensa segnala al sistema nervoso uno stato di “attività continua”. Questo impedisce il passaggio fisiologico verso una condizione di rilassamento.

Anche quando non c’è attività reale, il corpo rimane in modalità di vigilanza.


Rumore: il carico invisibile

Il rumore non deve essere forte per essere rilevante. Il sistema nervoso reagisce anche a suoni di bassa intensità se sono continui o imprevedibili.

Esempi:

— traffico distante
— elettrodomestici in funzione
— notifiche digitali
— conversazioni sovrapposte

Il problema principale è la mancanza di pattern stabile.

Il cervello deve continuamente decidere se il suono è rilevante o ignorabile. Questo processo consuma risorse cognitive anche senza consapevolezza.


Il concetto di “rumore di fondo cognitivo”

Non tutto il rumore è udito. Esiste anche un rumore cognitivo:

— stimoli non necessari in campo visivo
— informazioni irrilevanti ma presenti
— oggetti fuori posto
— movimenti periferici continui

Questo tipo di rumore non interrompe direttamente l’attività, ma riduce la qualità del focus.


Visual clutter: il disordine che non si nota subito

Il “visual clutter” è l’accumulo di elementi visivi non organizzati.

Include:

— superfici affollate
— oggetti multipli senza struttura
— colori e forme non coordinati
— elementi decorativi e funzionali mescolati

Il cervello interpreta ogni elemento come informazione potenzialmente rilevante.

Anche se non si presta attenzione conscia, il sistema continua a elaborare questi dati.


Perché il cervello non si abitua completamente

Esiste un’idea comune secondo cui ci si “abitua al disordine o al rumore”. In realtà, ciò che avviene è un adattamento parziale.

Il sistema riduce la reattività cosciente, ma mantiene:

— attivazione di base più alta
— soglia di stress più bassa
— capacità di recupero ridotta

Questo significa che il costo energetico rimane attivo, anche se non percepito direttamente.


Effetto cumulativo degli stimoli

Il sovraccarico sensoriale non dipende da un singolo fattore, ma dall’accumulo:

— luce costante + rumore continuo + disordine visivo
— micro-interruzioni frequenti
— mancanza di silenzio percettivo

Ogni elemento da solo può sembrare insignificante. Insieme generano uno stato di attivazione persistente.

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Piccoli cambiamenti nell’ambiente domestico possono avere un impatto significativo sullo stato mentale, non perché modificano la psicologia in modo diretto, ma perché riducono il carico cognitivo quotidiano. Il cervello non distingue tra “grandi problemi” e “piccole frizioni costanti”: accumula entrambi come costo energetico.

L’obiettivo non è creare uno spazio perfetto, ma ridurre attrito, rumore visivo e decisioni inutili.


1. Riduzione del rumore visivo immediato

Uno dei fattori più sottovalutati è la quantità di stimoli visivi simultanei.

Piccoli interventi efficaci:

— liberare superfici orizzontali (tavoli, scrivanie, comodini)
— rimuovere oggetti non necessari dalla vista diretta
— ridurre la densità di elementi decorativi

Il punto non è l’estetica, ma la riduzione del numero di segnali che il cervello deve elaborare in parallelo.


2. Separazione chiara delle zone funzionali

Il cervello funziona meglio quando lo spazio è leggibile.

Anche in ambienti piccoli è utile distinguere:

— zona lavoro
— zona riposo
— zona attività quotidiane

Quando le funzioni si mescolano, aumenta il carico decisionale implicito: “cosa devo fare qui?”. La separazione riduce questa ambiguità.


3. Riduzione delle decisioni domestiche ripetitive

Molte micro-decisioni quotidiane consumano energia senza essere percepite.

Esempi:

— dove appoggiare le cose
— cosa usare per ogni attività
— dove cercare oggetti comuni

Soluzione pratica:

— assegnare un posto fisso agli oggetti di uso frequente
— standardizzare routine (chiavi, caricabatterie, documenti)
— eliminare la necessità di scegliere ogni volta

Meno decisioni, meno fatica mentale.


4. Gestione della luce come regolatore di attivazione

La luce influenza direttamente il livello di attivazione del sistema nervoso.

Piccoli interventi:

— luce più calda nelle ore serali
— luce più neutra o naturale durante il giorno
— evitare illuminazione troppo forte e uniforme la sera

La variazione coerente della luce aiuta a stabilizzare il ritmo interno.


5. Riduzione del “disordine passivo”

Il disordine passivo è quello che non viene notato attivamente ma rimane nello spazio.

Esempi:

— oggetti lasciati “temporaneamente” in giro
— superfici parzialmente occupate
— accumulo di piccoli elementi non utilizzati

Anche se ignorato consciamente, continua a essere elaborato dal cervello come informazione aperta.


6. Semplificazione delle superfici di lavoro

La scrivania o il punto di lavoro è uno dei principali generatori di carico cognitivo.

Ottimizzazione minima:

— lasciare solo ciò che serve per l’attività corrente
— rimuovere elementi non correlati al compito
— evitare sovrapposizione di strumenti

Questo riduce il tempo di “preparazione mentale” prima del lavoro.


7. Creazione di punti di decompressione visiva

Non tutto lo spazio deve essere funzionale o pieno.

È utile avere aree con:

— pochi stimoli
— elementi stabili e non variabili
— assenza di oggetti attivi

Questi spazi funzionano come “reset percettivi” per il sistema nervoso.


8. Riduzione della complessità negli ingressi e uscite

L’ingresso in casa e l’uscita sono momenti ad alta transizione cognitiva.

Ottimizzazione:

— spazio dedicato a oggetti di ingresso (chiavi, scarpe, borse)
— eliminazione del caos vicino alla porta
— struttura fissa per prepararsi a uscire

Riduce la sensazione di disorganizzazione iniziale e finale della giornata.

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Lo spazio fisico non è solo uno sfondo neutro delle attività quotidiane, ma un elemento che influenza direttamente il livello di attivazione del sistema nervoso. La disposizione degli ambienti, la quantità di stimoli visivi e la prevedibilità del contesto hanno un impatto misurabile sulla percezione di sicurezza o minaccia.

L’ansia, in questo senso, non è soltanto una risposta interna, ma anche una risposta all’ambiente.


Spazio e sistema nervoso: una relazione diretta

Il cervello interpreta continuamente l’ambiente per valutare il livello di sicurezza.

Quando lo spazio è:

— ordinato e prevedibile
— con pochi stimoli simultanei
— facilmente leggibile

il sistema riduce l’attivazione di allerta.

Quando invece lo spazio è:

— disordinato
— visivamente sovraccarico
— imprevedibile

il livello di vigilanza aumenta automaticamente.


Il concetto di “carico visivo”

Uno dei principali fattori che influenzano la tensione interna è il carico visivo.

Ogni elemento presente nello spazio richiede una piccola quota di elaborazione cognitiva:

— oggetti non organizzati
— superfici affollate
— colori e forme in competizione
— stimoli non necessari

Anche senza consapevolezza, il cervello continua a registrarli.

Un ambiente con alto carico visivo aumenta il consumo energetico di base.


Perché il disordine aumenta la sensazione di ansia

Il disordine non è solo estetico. È una forma di incertezza spaziale.

Quando l’ambiente è disordinato:

— diminuisce la prevedibilità
— aumenta il numero di micro-decisioni visive
— cresce la difficoltà a filtrare le informazioni rilevanti

Questo produce una sensazione costante di “lavoro mentale di fondo”.


Spazio e controllo percepito

La sensazione di controllo è uno dei principali regolatori dell’ansia.

Un ambiente organizzato trasmette:

— prevedibilità
— struttura
— riduzione dell’imprevisto

Un ambiente caotico trasmette l’opposto:

— instabilità
— potenziale sovraccarico
— difficoltà di gestione

Il sistema nervoso reagisce a queste informazioni anche senza pensiero conscio.


Il ruolo degli spazi chiusi e aperti

La percezione dello spazio fisico influenza direttamente il livello di attivazione.

Gli spazi:

— troppo chiusi possono aumentare la sensazione di pressione
— troppo aperti possono ridurre la sensazione di contenimento

Il sistema nervoso cerca un equilibrio tra protezione e visibilità.

Quando questo equilibrio è disturbato, aumenta la tensione di base.


Stimoli ambientali continui e micro-attivazione

Ogni ambiente contiene stimoli:

— suoni di fondo
— luci variabili
— movimenti periferici
— oggetti in campo visivo

Se questi stimoli sono continui e non strutturati, il sistema rimane in uno stato di micro-attivazione costante.

Non è ansia intensa, ma una tensione di base persistente.


Spazio e frammentazione mentale

Un ambiente caotico contribuisce anche alla frammentazione cognitiva.

Quando lo spazio non è organizzato:

— aumenta la difficoltà di concentrazione
— il focus si interrompe più facilmente
— la mente passa da uno stimolo all’altro

La frammentazione interna spesso riflette la frammentazione esterna.

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